Fringe Benefit in azienda

Condividi su linkedin
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email

Tra tutte quelle che sono le risorse garantite da parte dei datori di lavoro nei confronti dei dipendenti per creare welfare aziendale, figura il fringe benefit. Ma di cosa parliamo esattamente?

Come si intuisce dalla parola stessa, stiamo parlando di “benefici accessori” alla retribuzione, ovvero elementi aggiuntivi alla busta paga che, in genere, vengono riconosciuti ai lavoratori al fine di integrare il loro normale compenso o incentivarli a una maggiore produttività. 

Prima di capire in cosa consiste nello specifico il fringe benefit, dobbiamo procedere con ordine, partendo dal concetto stesso di questo “beneficio aggiuntivo.”

Fringe benefit cos’è e come funziona

Un fringe benefit è una forma di retribuzione non in denaro. In particolare, al dipendente viene garantito l’uso di beni aziendali (auto, telefono cellulare, computer) o la fruizione di servizi (ad esempio corsi di istruzione), a prescindere dal fatto che essi si presentino nell’ambito dell’attività lavorativa. “Nel caso delle auto (e di eventuali motocicli e ciclomotori), – scrive Il Sole 24 Ore – il fisco italiano conteggia un forfait. Presume che vengano percorsi 15.000 km all’anno e che il 30% di essi non riguardi l’attività lavorativa. Si tratta di 4.500 km, il cui valore viene determinato in base ad apposite tabelle di costi chilometrici che l’Aci (Automobile Club d’Italia) calcola per ciascun modello sia o sia stato diffuso sul mercato. Dunque, questo costo viene moltiplicato per 4.500 e il risultato è il reddito in natura che va aggiunto allo stipendio. Proprio perché entra nello stipendio, il fringe benefit va ad aumentare anche le voci accessorie legate al reddito (come i contributi previdenziali).” 

La disciplina del fringe benefit, inoltre, è legata al contratto individuale che l’azienda stipula con il dipendente. Il fringe benefit contribuisce, dunque, alla formazione del reddito tassato in capo al lavoratore dipendente. Attraverso questo elemento aggiuntivo, si va a migliorare il tenore di vita del lavoratore con l’obiettivo di eliminare determinate spese e favorire servizi che non può permettersi.

Esempi di fringe benefits

Il fringe benefit, inoltre, riguarda particolari sconti che l’azienda concede ai propri dipendenti sui beni da essa stessa commercializzati. Può riguardare anche la concessione ai lavoratori del diritto di opzione per l’acquisto di azioni, mediante un prezzo (che rimane fisso) e un termine entro il quale l’opzione può essere esercitata (ovvero stock options). All’interno del fringe benefit, possiamo distinguere una serie di servizi garantiti dai datori di lavoro nei confronti dei dipendenti: 

  • Buoni pasto e buoni regalo;
  • Auto aziendale;
  • Servizio di mensa aziendale;
  • Telefono cellulare, pc e tablet aziendali;
  • Borse di studio;
  • Corsi di aggiornamento professionale;
  • Case in locazione;
  • Prestiti agevolati;
  • Sconti e convenzioni con negozi, palestre e centri benessere;
  • Polizze di previdenza complementare;
  • Rimborsi per spese sostenute dal dipendente.

Le modalità di erogazione e fruizione del fringe benefit variano in base al tipo di bene o servizio erogato. In genere, si distinguono per:

  • Uso aziendale, quando il servizio garantito al dipendente viene utilizzato solo in un contesto lavorativo;
  • Uso promiscuo, quando il lavoratore ricorre al beneficio ricevuto non solo per motivi professionali ma anche personali;
  • Uso personale, quando il servizio è orientato esclusivamente verso fini personali.

Come determinare il valore dei fringe benefits

Quando parliamo di beni come l’auto aziendale o le case date in locazione, non dobbiamo fare riferimento alla somma costituita dal cosiddetto valore convenzionale.  Per le automobili e i ciclomotori, tale valore è rappresentato da un costo chilometrico fissato dall’Aci, per i fabbricati, invece, è legato alla differenza tra la rendita catastale e l’importo corrisposto per il godimento di tale bene. Un’altra situazione nella quale viene messo in risalto il valore convenzionale del benefit per determinarne il valore ai fini retributivi è l’erogazione di finanziamenti a tasso ridotto.

In passato, il fringe benefit rappresentava soltanto un costo aggiuntivo da evitare il più possibile, oppure un diritto che spettava soltanto ai dipendenti delle grandi aziende. Al massimo i lavoratori potevano riscontrare solo una gratifica in busta paga (a patto che il fatturato avesse il segno più). Ad oggi, invece, piccole e medie imprese puntano al welfare aziendale e al valore aggiunto che rappresenta la concessione del fringe benefit nei confronti dei propri collaboratori in termini di produttività. Un’operazione che non possiamo affatto considerare di poco conto. Grazie a queste agevolazioni, infatti:

  • Si instaura un rapporto di fiducia tra l’azienda e i suoi collaboratori;
  • Si riduce il turnover;
  • Migliora la reputazione aziendale;
  • Potenziali candidati possono rimanere incuriositi dai servizi aziendali.

Inserire i fringe benefits nel proprio piano di welfare aziendale è una scelta del tutto conveniente. Non è un caso se i dipendenti più appagati sono proprio quelli che apportano un valore aggiunto per l’azienda, che potrà contare così sul miglioramento del proprio potenziale. Se vogliamo migliorare la nostra struttura organizzativa, il modus operandi e le interazioni con i nostri collaboratori, occorre valorizzare il fringe benefit nei confronti dei dipendenti: è questo il vero investimento nel capitale umano da parte dell’azienda.